p G f I N S E f f i i
j o per dir meglio, l'unico nòstro mae-FA.LLb. ^ rQ ne j^ a insegnato un tal metodo , tirando lamaggior parte de' suoi documenti dagli ogget-ti più familiari, che la natura gli presentava:e così ci ha additata specificamente l’immagi-ne del frutto apportatoci colla sua morte nel(a) S. grano del sormonto, (a) il quail resta inutileGiov.12. sul terreno fin che non è morto; ma putrefatto,2 4 - e distrutto sotterra produce di molto frutto.
Comes. Quand’ anche lo studio delle meta-morfosi degl’ insetti non v’ aveste servito ad al-tro, che a fare una comparazione sensibile,pur non avreste gittate al vento le vostre fati-che. Ma ecco, che mi si porta la Cassettina,eh’io vi volea far vedere. Signor Cavaliere,tenete la chiave ; aprite, e divertitevi.
Cav. Son eglin bruchi quei, che lavorancinquentro ?
Comes, Mainò. Son corpi risuscitati dallastirpe de'bruchi : ma certi risuscitati, a' qua-li non è accordata, in un colla nuova vita,l’immortalità, Ho qui raccolte, e incollatesu differenti tavolette tutte le spezie delle far-falle , che m’è riuscì to d’a vere: e siccome nel-la mia fanciullezza mi fu insegnato il disegno,ho dipinte nel fondo di ciascuna tavoletta lemedesime farfalle sotto a quelle, che vi sonnaturali, accompagnandole tutte quante colbruco, e colla crisalide, cui corrispondono,ed imitando il colore, e la statura del corpodelle vere . Queste tavolette si tiran suora,e si rimetton dentro senza levarle dalla lornicchia . Tiratene suora una com’ ella vie-ne .
Cav. Oh che vezzosi colori ! Vediamoledi
gra-