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Tomo I.
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71
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Dialogo Terzo. 7r

Cav, Signora, mi pare ogni ora mille di fa- ÌJ IL F*pere, come si faccia a ricavarne la seta, e co- GELLI -me si pòssa adoperarla. Se la farfalla, primad’ulcire dal bozzolo , vi sparge un liquore,che lo marcisce , e da vantaggio lo buca, voiben vedete, che tutta la seta si corrompe, enon è buona da niente.

Comes. Certo che sì. Ma questi bozzoli co-si bucati non fi mettono in opera : anzi s’ha Tavvertenza di premunirsi contro un sì fatto di-sordine. La femmina del filugello porterà dacinquecent'uova, e da vantaggio.- sì che unpiccol numero di ninfe è bastante a fornir lecaldaie per 1’ anno venturo . Tutti gli altribozzoli, da cui si destinasti ricavare la seta,s’espongono al sol cocente, il quale adontadelle sue tante sopraccoperte penetra fin perentro alla ninfa, ed in manco di sei, o sett’orela fa morire, prima di darle agio d’imbrattarnulla.

Prior. Il Signor Cavaliere non partirà sod-disfatto, se prima non gli s’insegna a tirar laseta.

Conte /. Quando si vuol tirare la seta da’ boz- Come sizoli, in primo luogo si leva loro la borra: po- faa tirarscia si buttano con tutta la loro sera nella cal- 1* setadaia; dove si van rimenando con ramoscelli di ^ a j ^oz-sterpi minuti , per raccapezzarne i bandoli, 20 °"ovvero principi delle fila. Quindi si fan passa-re le dette fila per certi piccoli anelli, affin-chè il bozzolo, nell’attaccarle al filatoio, enell’avvolgerle sopra la ruota, non saltin suo-ra. Poscia s’ammassan più fila insieme, e se neformano tante matassine , le quali soglioncomporsi di sei, ma più ordinariamente d’otto