D X A I O G O Q.U ARTO. pi
attraverso i rami, e talor anche i medefimi al-*®^®^beri, si danno a creder, ch’eivoli; ma non èvero. Sentite, per qual maniera vi si trattor-ia . Si pianta in sulla vetta d'un ramo, odiqualche corpo, che sporga in suora, e quiviappicca il suo filo. Poscia va premendo collezampe di dietro le sue popelline, e ne fa spil-lare quando uno, e quando più fili della lun-ghezza di due, o tre spanne, e gli lascia pen-dolare per aria. Questi fili agitati dal vento,e traportati da tutte le bande su pe’corpi ali’intorno, s’abbattono a dar, per esempio, inuna casa, in una pertica, in un albero, e ta-lor anche in un palo, che sarà forse dall’altrariva d’un rio/ quivi fi posano , e vi restano,mediante il naturale lor vischio , attaccati.
Allora il ragno li tira a sé, per provare se stan-no saldi. Questo si è il ponte, per cui pasta eripafla liberamente da un luogo ali’ altro .
Quindi addoppia, e dislira il detto filo quantogli pare, con attaccarlo più corco : il che fat-to, si trasferisce verso la terzeria , o verso lametà di essi fili, e quivi ne attacca un altro,per cui si lascia andar ciondoloni fintanto cheli scontri in un sasso, o in uno sterpo, o inqualche altra materia solida, dove posarsi : onon ch’altro si lascia di nuovo sventolare peraria , finché trovi fermezza dove che sia. Ri-sale per questo secondo filo sul primo ; e po-co distante da quello ne principia un altro, at-taccandolo, come avea fatto degli altri due.
Dopo avergli assestati tutti e tre, gli addop-pia, e sili fortifica, e poi proccura di rintrac-ciare là dentro una spezie di quadro : la qualcosagli è facile; poiché dal filo, che pendola
a de-