Dialogo Q v into. 105
ancor io, come gli altri, a vederla. La cosa ve-ramente lo meritava : impercsocuiè la mani-fattura da loro scoperta consisteva in un interaCittà, nascosa sotterra. La struttura delia me-desima non può estere più ingegnosa ; ma peròè totalmente diversa da quella , chesi ravvisanelle nostre Città. Le sue mura non son micaun semplice recinto, che la circondi attornoattorno ; ma bensì una spaziosissima volta ,che la ricopre tutta quanta, e la fascia da tuttele bande. Dopo aver ben ben pastinato, nonvi si trovarono, se non due porte : e siccomela detta volta la rendeva oscurissima, così sene smantellò una particella per discernerechiaramente ivarj siti della Città. Ma eccoviun nuovo argomento di maraviglia. Le stradenon son già situate in un medesimo piano e la-teralmente, come le nostre. Stanno addossa-te suna sopra dell’altra, e fatte a più palchi ; iquali son separati da più ordini di colonne.Hanno piuttosto figura di portici, che di stra-de . Il primo sta appoggiato al secondo , il se-condo è sostenuto dal terzo , e così pure di ma-no in mano , venendo sempre ali’ ingiù. Lecase, son tutte uguali, ed attaccate Luna coll’altra tra la grossezza delle volte. Tutte quel-le, che son situate in un medesimo ordine , oG 4 poste
A. Il vespaio.
B. La superficie esteriore di detto vespaio.
C. I migliacci, o torte del vespaio, cioè le celledi esso, che rappresentano tante torteo migliacci.
D. Le colonne, che separano una torta dal!’altra,cioè un appartamento, o solaio, dall’altro apparta-mento, o solaio.
E. L’intervallo, o spazio- voto , che resta tra lemedesime celle.
LE VE-SPE.
Spiega-zione del-la Fign~Ta .