Dialogo Quinto: 105
se non che mi è convenuto smantellarlo da unabanda, per pòter vedere, cotn’egli è fatto aldidentro. Entrate j é soddisfatevi : Trovere-te tutta quella Città collocata sur una panca.
Cav. Questa è una delle più belle galante-rie , che possan vedersi mai al mondo; Vi rav-viso tilt to ciò, che m’avete detto; Ecco quàle colonne, ecco i palchi, le case, la volta.Ma come domine avete fatto a raccapezzafquesto nido ? Dovei’avete trovato? .
Trior. Vi dirò. Le mie pecchie m’andavanmancando a vista d occhio. Il loro numero, ela dose del mele ogni giorno scemava ; Mi ven-ne sospetto, che nelle vicinanze non Ranni-dasse qualche vespaio, e che questi don fossel’origine di tutto ’l male. Perciò diedi ordine,che, se mai si fosse trovato , si sperperaste .Riuscì finalmente di rinvenirlo, e ieri appun-to s’andò a dargli P assalto, sul far della sera,col ferro * col fuoco, e col zolfo. Quando sìfu principiato a pastinare, ov’era il nidiò didette vespe, per farle uscir suora, e sì bruciar-le nel lor pasiàggio, mifùdetto, chev’erautigrosso paniere , fattoaundi presso come unazucca. Io sapeva benissimo quel, che era. Mivenne tosto in pensiero di conservarlo , e difarvelo vedere. Questa dunque è la Città, dicui poc’ anzi vi discorreva . Ma lasciamo itibuonora la 1 Città , i colonnati, e l’archuettu-ra. Diciam le cose naturalmente, com’ ellestanno. Non perciò di meno vi troverem tan-to di ammirabile, che sarà bastante a farvi trâ-fecolaré. Parlo di quel mirabile, che non èframmischiato colla menzogna ; di quel mira-bile, che van cercando le persone di senno , e
finai-
LE VE-SPE.