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Dialogo Quinto. 121
industria, c politica; e daquanto vi hodet-to delle comuni, ( delle quali ho avuto piùagio, e più occasion d’istruirmi) potete for-mar giudizio dell’altre. Ciò, eh’io non postosaziarmi d’ammirare in tutte le razze di que-ste destinole, ti è in primo luogo la varietà, epoi 1’ aggiustatezza de' mezzi, di cui la prov-videnza ti serve, per abbigliarle, per nodtir-le, e pér difenderle tutte quante.
Cav. Ma, Signore, non m’avete mica det-to nulla delle lor armi. Non hann’elleno unpungiglione ?
'Prior. Capperi ! se l’hannoLo so pur trop-po, e l’ho provato più d’una volta. Se voi sa-peste quante punture m’ha costato il volermiaccertare di tutto quello, eh’io v’ho esposto,non mi domandereste se le vespe sieno armatedel pungiglione. Ma m’esporrei volontieri apericoli ancor maggiori, dove si trattasse di far-vi apprendere con diletto qualche utile verità.
Cav. Non è però giusto, che il piacere siatutto mio, e tutta vostra la pena.
Trior. Perdonatemi, Signore. La cosa nonpuò andar meglio a dovere. Ogni ragion vuo-le , che le punture, e le spine sieno tutte diquegli, che si prende la briga d’ammaestrare,e che ’l piacere ridondi tutto in coloro, cheson volonterosi di apprendere .
Cav. E' stata una gran fortuna la mia , aesser capitato in si buone mani . Signore ,giacché il ragionamento delle vespe è compiu-to, mi graziereste di passare alla descrizionedell’ api ?
Prior. II farò volentieri; ed in tale occasio-ne , spiegandovi la struttura del pinzo di que-ste,
LE VE-SPE.
Le variespeziedelle ve-spe.
Il pungi-glione .