Dialogo Nono. 205
Contes. L’indovinaste. Mi venne questosiero,ecol pensiero la cangi untura, queigior-no stesso, che voi mostVaste ai Signor Cavaliere ch j aiil lavorio de’ bruchi, e de*ragni. Questi sono i mare.filatori della terra; ma non vi crediate, che ilmar ne sia lenza. Me ne furon mostrati acci-dentalmenteil predetto giorno ; e subito dile-guai di farli vedere anche a voi,
Cav., O questa volta, Signora, siete uscitaben suor del vostro ministero. Queste non songià cose attenenti ne al giardino, ne al serra-glio o serhatojo de’ vostri pollami,
Contes. Ella è l eu roba frettante alla miacucina, Sarà da sei o (ette ci -ni , che m'a Sbat-tei a vedere il mio maestro di casa, che pagavaal pescivendolo, ( che passa ordinariamenteper qua ogni settimana )1* ostriche, e’l pesce.
Mi fermai per un momento a osservare unapescata di pidocchi marini, non ancor conse-gnati in man del cuoco ; e stava guardandoper islupore una moltitudine di malassette diiilacciche. Del che accortosi il pescivendolo,colla solita civiltà delle persone di quel me-stiere, mi disse; Veda, Signora, i pidocchimarini non vanno mai senzafilacciche, con-ciossiacosaché le medesime servon loro ci cor-da, per ancorarsi , Mi parve di ravvisare itiquesti animali materia, da potervi divertire,*ed incaricai’l pescivendolo di portarmi al pri-mo viaggio de’ pidocchi di mare begli e vivi indue mezzine d’ acqua salsa, con un poco dighiaia. M.'ha veramente servita con puntua-lità , ed anche più presto, ch'io non sperava.
Ho fatto distribuire sì l’acqua, come la ghiaia,ei pidocchi in più vasi di vetro, per vedere,
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