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Tomo I.
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Dialogo Nono. 205

altruso. La Contessa, a quel ehio penso, 1ha benissimo indovinata. Non basta al pidoc-chio aver trovati dissughi acconci a nutrirsi.*ha bisogno eziandio di fermarsi a succiarli. Ornon avendo nissun sostegno, ogni soffio di ven-to, e tonde medesime, che presso alla spiag-gia, ove si va procacciando i suoi alimenti,stan sempre in moto, lo trasporterebbero inun attimo assai da lungi . Quelle filacciche Filaccf-(come che se le formino) vagiiono ad ancorar- che dello, e a fermarlo. Vediamo un poco, se si po- pidoc-tesse ravvisar la struttura del lor lavoro. As- clll ° dipettate: mi par quasi quasi di trovarne il ban-dolo. Con un podi pazienza, ecollajutodi con cu |quésta lente, spero di diciferare ogni cosa . Os- stforma-servo lunghesso la tromba un certo solco, oca- no lesi-nale, che arriva da imo a sommo: vedo ades lacciche.so, che gli orli di questo solco si combacianoinsieme, e che si viene a serrare . Mirate,mirate: eccola, che dalla punta della mede-sima tromba scaturisce una goccia di liquore,che tocca il coccio.

Trtor. Lo vedo benissimo : anzi la goccia haformato una larga bolla, che ora si va conge-lando , e condensando.

CE.Dubito, che tutta quanta la tromba nonsia pieghevole come una lastra di piombo, edivenga rotonda , formando (quando gli orlisi combaciano insieme ) un cannello voto ,ov-vero una doccia, per cui la gomma , ondèformata la corda , si condensi ; giusto come fauna candela di se vo nella sua forma.

Trior. Ciò che voi dite, è verissimo: edecco, che la tromba si spalanca da capo apie , e s'appiana. Il liquore già condensato

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