Dialogo Nono. 207
risco , che, siccome la natura ha corredataquesta bestiuòlad’ una cava ripiena di materiaviscosa, onde formare il suo filo , ed attaccar-lo da un capo su qualche coccio, o piastrella;cori sabbia fornita d'un' acq ua disto!venie,cuiversi in caso di bisogno Tuli’ estremità delle suecorde, o almeno le abbia insegnato qualcheartifizio, per distaccarle, e porsi in li berta, eandar a piantar le sue tende altrove. Può darsiancora , che questi animali passino tutto‘1 tem-po della lor Vita confinati in un luogo, comefan Polìtiche. Vorrei poter estere vicino al ma-re . Egli è un mondo nuovo per noi. A misuradelle notizie acquistate perquestâ piccola espe-rienza , che la Contessa ne ha suggerita, vedo,che si potrebbono discoprire molte belle curio-sità.
Contes. Se noi fossimo presso alle spiàgge,dove fan le telline, ei pidocchi, in vece di fi-latrici, o di filatori di canape, v’avrei fattivedere degli operieri, che filan la seta. Mimuoio di voglia di vedere le loro manifatture,ed il profitto, che dalle medesime si ricava.
Cone. (a) Io per me ho veduti de’ guanti ,for* (a) Me-ntati di quella seta . A Palermo se ne fanno mor.continuamente : nèécosa impossibile farvene dell’ac-avere. cassi deL
Prior. Ed io ho veduti de’ guanti d’una seta _ eaffatto diversa. * carî
Contes. E di quale 2 iz6.
Prior. Di seta, filata da’ragnoli. ISignoriAccademici di Montpolteri ne spedirono nonso quanti ali Accademia reale delle scienzedi Parigi, acciocché gli esaminaste . Dopoi fison fatte della medesima eziandio delle calze,
e del-