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Dialogo Nono. 209
delle ragnatele. In somma laconchiufionedi letutte queste sperienze ti è, che non bisogna CHIOC-star a bada di queste manifatture, per avere CIOLB.de’ buoni guanti.
Comes. Già lo vedo, che mi bisognerà prov-vedermene per altra parte.
Cav. Son persuaso tantoché basta , che ilpid icchio marino coll’aiuto della sua trombapossa avanzarsi , e fermarsi come gli piace : maquesta chiocciola', che ho trovata sur un pom-pano della nostra vite, che risponde sotto albalcone, l’ho pur veduta beniflìrno cammina-re, senza aver ne tromba nè gambe : or comefaella a battere strada ?
Comes. Ed io vorrei pur sapere , come lechiocciole, le telline , e tutte quante le con-chiglie si fabbrichin quella casetta , cui porta-no sempre con esso loro , e dove si rifugiano ,appena un le tocca come che sia .
Prior. Ho fatte già innanzi sopra le chioccio-le diversiflime osservazioni ; sicché ho tantocapitale, che basta , per tessercene tuttala sto- Lachioc-ria- - riserbando al Signor Conte la soladichia- dola.razione della fabbrica di quel nicchio , o scorzache sia , di cui non sono appieno informato.
Nella chiocciola non si vedono, nè piume,nèpeli, nè bozzolo. Ci fi presenta un nuovofillema di cose ; e vi si scorgono delle mire tut-te differenti d tU’altre . Ciascuno animale hanaturalmente il suo albergo, - e questo albergoha le sue bellezze, e i suoi comodi particolari.
Ma in quel della chiocciola saccoppiano duevantaggi, che pajono assolutamente incompof-fibilicioè a dire un’ estrema durezza , ed unasmma leggerezza. Così l’animale sta al si-Tom.I. O curo