Dialogo Nono 227
seme onde. Ma quando ancora, per qualchetempesta, o come che sia, arrivasse a inondarle pianure circonvicine, non potrebbe peròstendersi per lo spazio di venti buone leghefra terra, ch’è quanto v’ha da casa nostra allamarina.
Cont. Come, Signor Cavaliere ? Non divisa-te quanto sarà, che questo fatto è successo ? Orche direte, s’io vi conterò, che nel mezzodell’Affrica vi fono delle campagne più di tre-cento leghe lontane dal mare, («) che son tutte gj piene di conchiglie? e che se ne trovano a mon- dell’AclI ti a monti eziandio su le più alte cime delle al- cad.dellepi? Ecco dunque, che il mare sarà salito sulle scien.montagne. Adesso come faremo a distrigarci a
da queste imbroglio ? ciasc.
Cav. Eh! Signore, vi trovo manco disisi- ann0,coirà, che non vi credete. Convien dire , chequeste masse di conchiglie vi sieno state porta-te, o lasciate dall’acque, allorché allagaronotutta la terra , e balzarono quindici cubiti so-pra le più sublimi montagne. Orsù datemi purqua le mie conchiglie ; ch’elle sono galanterieda farne gran conto, mentre sono più antichedell’anno del diluvio.
Prior. Egli è certissimo, che tutte le nazionidel mondo han consorvata la memoria del Di-luvio universale . I Poeti medesimi non l’hanperduto di mira, inserendolo nelle lor favo-le. Tutta quanta la terra è ricoperta di monu-menti indelebili, che comprovano in ognilato, esservi passate sopra dell’acque eper quanto incomprensibile ne compariscaun tal fatto, o in che maniera sia succeduto,tuttavia ne abbiamo ancora a’dì nostri delle
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