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Tomo duodecimo.
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bella Natura,

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imeb’ abbiano la grossezza , e la fermezza , Le Artiche si richiedono . ch’i ST rui-

Le candele gettate si fanno in un’ istante uomo. Lin una ferma di metallo, come d’ottone, di La candé-piombo, di-latta &c. Lo stagno è il metal- ladl sett0 ‘lo, che per la sua finezza dà loro il più beli’occhio . Il fusto della forma è posato collatesta in giù , e fermato in un de’ fori, chesono nella gran tavola del lavoro. Coll’ aju-to d’un’ago di ferro vi fi conduce uno stop-pino, eh’esce da una parte per la piccolaapertura della testa , e che si fa andare perl’altro capo del fusto dove sarà il basso dellacandela, nel!’ imbuto , che vi s’incastra , eche s’applica ali’estremità aperta del fusto .

Il levo versato in questo imbuto esce per lasua apertura inferiore, e si distribuisce attor-no dello stoppino in tutto il vacuo della for-ma, dove subito si condensa. L’imbuto riti-rato coll’ ajuto dello stoppino , che Pattraver-sa, trae seco la candela. L’uno, e Paltra siseparano. La candela recisa nel piede è dipoisciorinata, come la candela immersa. Ambe-due guadagnan molto ad esser’imbiancate al-la rugiada, ed al Sole. Questo ne toglie conlo svaporamento non solo le stille di rugia-da, che vi s’attaccano, ma ancora le mate-rie aliene, e macchiatiti, stemperate dall’ u-midità.

La Cera è propriamente quella sostanza uh- La Lsrâ .tuofa, ed inalterabile in un senso, della qua-le son composti i corpicciuoli, che caggiònodall’alto delle stamigne sul piscilo de’ fiori ,e che contengono lo spirito destinato a comu-nicar la vita , e la fecondità ai semi , che

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