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Uomo -
j 6 Lo Spettacolo
, dopo la precedente; il che fa, che si ricomin»; ci ’l lavoro di cinquanta quattro in cinquantaquattr’ ore . I lavoranti d' una colatura nonhanno niente da fare, mentre la materia si li-quefa , eccetto quelli che badano al fuoco.
Ecco tutto ciò , che concerne la colatura;vediam’ ora il lavoro dei vetri da Specchio sof-fiati .
La piazza degli Specchi soffiati è più piccio-la dell’al tra, ed è fatta nel medesimo modo,con questa differenza che non vi son fornacet-te d’intorno. Ma dirimpetto alla fornace v’èun gran corridore coperto, dodici piedi largo,nel mezzo d’un’edifizio lungo più di dodicipertiche. Vi sono a dritta, e a sinistra di que-sto corridore certe fornacine , il di cui suolo èalto da terra quattro dita quindici piedi pro-fondo, e con volta come quella dei vetri daSpecchio colati. La fornace sta sei mesi acce-sa ; il che fa, che ve ne sia un’altra per lavo-rarvi, quando si fanno le riparazioni necessa-rie a quella, che si lascia in riposo.
I vasi son come gli altri . Si ripurgano ,s’inforna nello stesso modo, e la materia sta ilmedesimo tempo a liquefarsi per esser’in tsta-to di soffiar gli Specchi, che sono tutti al di-sotto di quaranta in cinquanta dita.
II lavorante, che soffiagli, prende una can-na di ferro lunga sei piedi, di due dita di dia-metro , forata interiormente da un capo ali’altro, appuntata dove si pone la bocca , e lar-ga dove s’attacca il vetro. Egli l’immerge inun vaso, e piglia vetro di quattro dita di dia-metro , girando sempre la canna . La ritira,e vi soffia un poco, affinchè l'aria ingrossi ’i
vetro ;
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