della Natura. 109
Latino , e il Francese per dilettarsi nel leg- comti-gere l’Eneide e il Leggìo , Cicerone o Bos- nuationteiuet, Tito Livio o i’Abate di Vertot. Non p R ofes-lì metton giù che con rincrescimento. Non SIONI IS "
, O , TRUTTIVS.
ci vuol pure eh un po d orecchia per len-ii re una dolcezza , che rapisce , nell’ ariettedi Bulli , e di Mondoville, benché di com-posizione differentiffima . Si ridicono ancorale ariette scherzevoli del Musico di Carlo IX.
Ancor fi sente un vero Sublime nei Compo-nimenti di Canto fermo composti nel tempodi S. Luigi . Il numero degli anni non nescema punto il merito , e l’impressione n’èancora la medesima, eccetto quando la mae-stà, la giocondità, la mestizia, e tutt' i ca-ratteri de’ bei canti vi si trovano confusi , eindurati per la pesante uniformità dell’ esecu-zione : essa rovina tutto.
Ma come il Volatile più innoltratoin mate-ria d’ opere di spirito è stato alla moda fra quel-li, eh’amano più il brio che l’aggiustatezza,fino a trattar Virgilio, Boileau , Racine, eMestiere da poeti dozzinali , che fi potevanolasciare agli spiriti mediocri ; il Volatile ha co-sì ’l suo Regno in materia di Musica . Bulli,
Campra , la Lande , Destouches , e Couprin ,le di cui ariette fon’ancora le delizie della mol-titudine , assai comunemente fon trattati daMusici triviali nei Concerti pretesi riformati.
Vorrei sapere perché fra tutte le parole, chei nostri Musici moderni velìono in falbalà, oche frastagliano in ziezaghe , e in pretentaglie,non ve ne sono alcune, che calino sino a noi,e che facciano fortuna fra la Cittadinanza.
Non è ancor lungo tempo che le ariette aggra-
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