iio Lo Spettàcolo
Conti- dite dalla Corte avevano altresì 1’aura popS*ìjuAzioNF. Jare . Ciascun cantava , perch’ era permessoProfes- ?er cantare d’impiegar la voce umana. Oggi-rioni i5-, dì tacciamo, perché non vogliam più sentirexruttiveì c j i£ j gorgheggiamenti del canarino, e i sos-piri dell’usignuolo . Ma in un milione di gozziumani ne troverete voi un centinajo , una doz-zina, che possano singhiozzare come l’usignuo-lo? E quand’anche fosse possibile comunemen-te l’imitarlo ^ quello non sarebbe un perfezio-narci , ma un’ uscire dal proprio naturale. UnaDama non dovrebbe Curarsi di mettere nel suocanto i sospiri, e la volubilità della lingua diquesto uccello, come non si cura di por nel luoballo j, e nelle sue maniere l’inquietudine j eimovimenti bruschi degli occhi j della testa, edel corpo dei fanèlli i
Noi altri, che facciamola moltitudine, sia-mo poco commossi da questi allettamenti tan-to preparati. Gli lasciamo senza difficoltà allepersone del gran Mondo , presso le quali pareh’ abbiano trovato il lor principale rifugio.Ma quanti lamenti contra questo cattivo gustotra quei medesimi ^ che sono maggiormencneir occasione di soffrirlo , e nella soggezioned’applaudirlo ? Quanti Signori s’offendon maein vedere eh’altri s’imbelletta per essi? {Gli sforzi, e l’emulazione producono senzadubbio il Nuovo, lo Straordinario , ed ancheil Dotto: ma dal Dotto, e dall’ artifiziale ali’aggradevole la distanza è spesso grandissima. Ilsapere non piace se non quando è diretto dalgusto più universale.
Invece d’opporre il gusto Francese ali’ Ita-liano j termini, che secondo la preoccupazio-ne
set
j soi
F■ tol
F
«
Kg
gir
fra
gaia inìeluiremfratali
MI
I
tlog
i'JOg
sopì; ni,usitoltiitili
>«
tufi
}
’Mo
lie,
|1M