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Tomo duodecimo.
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iio Lo Spettàcolo

Conti- dite dalla Corte avevano altresì 1aura popS*ìjuAzioNF. Jare . Ciascun cantava , perch era permessoProfes- ?er cantare dimpiegar la voce umana. Oggi-rioni i5-, tacciamo, perché non vogliam più sentirexruttiveì c j i£ j gorgheggiamenti del canarino, e i sos-piri dellusignuolo . Ma in un milione di gozziumani ne troverete voi un centinajo , una doz-zina, che possano singhiozzare come lusignuo-lo? E quandanche fosse possibile comunemen-te limitarlo ^ quello non sarebbe un perfezio-narci , ma un uscire dal proprio naturale. UnaDama non dovrebbe Curarsi di mettere nel suocanto i sospiri, e la volubilità della lingua diquesto uccello, come non si cura di por nel luoballo j, e nelle sue maniere linquietudine j eimovimenti bruschi degli occhi j della testa, edel corpo dei fanèlli i

Noi altri, che facciamola moltitudine, sia-mo poco commossi da questi allettamenti tan-to preparati. Gli lasciamo senza difficoltà allepersone del gran Mondo , presso le quali pareh abbiano trovato il lor principale rifugio.Ma quanti lamenti contra questo cattivo gustotra quei medesimi ^ che sono maggiormencneir occasione di soffrirlo , e nella soggezionedapplaudirlo ? Quanti Signori soffendon maein vedere ehaltri simbelletta per essi? {Gli sforzi, e lemulazione producono senzadubbio il Nuovo, lo Straordinario , ed ancheil Dotto: ma dal Dotto, e dall artifiziale aliaggradevole la distanza è spesso grandissima. Ilsapere non piace se non quando è diretto dalgusto più universale.

Invece dopporre il gusto Francese ali Ita-liano j termini, che secondo la preoccupazio-ne

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