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Tomo duodecimo.
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Figu-re git-tate in

bronzo -

244 Lo Spettacolo

siane durevole, come lo è-il bene, ch’han rbcevuto, Quando i Cesari tornavano dalle sueImprese, Roma alzava loro Monumenti ca-paci di resistere ali’ingiurie degli anni. Quel-li, in cui eli’ha impiegato il bronzo, si sonmeglio conservati . Ma quantunque ciascunSecolo sia in possesso del suo gusto particola-re, non temiamo noi i! rimprovero d’averpreferì :o ncgst attestati della nostra gratitudi-ne i! gusto dell’orpello, o de’fuochi fatui aquello aelle bel'ezzereali, e permanenti? Vo-gliam del fracasso, e del brillante: e spendia-mo talvolta più, per veder rotolare un mezzoquarto d’ora di ieguito una cascata di fuocorialzata da un Sole di due minuti, o da undiluvia di k-rpentelli artefatti, che annichi-landosi terminano la testa ; che non si spesegià per gettar’in bronzo la Statua equestre diMarc’Aurelio, o per alzare le Colonne Tra-pana, ed Antonina, o per costruire Archi trion-fali , in cui mostratisi ancora le Imprese diTiro, e di Costantino,

Risplenda il nostro Amore per un Re piend’attività, e d’ umanità : quest’ è una effusiondi cuore, il fermar la quale non sarebbe nèragionevole, nè possibile. Ma invece di ri-stringerci in feste, che non sono che strepito,e fumi transitori, dovremmo dir le nostre al-legrezze a tutto PAvvenire, e comunicarlesino ai nostr’ultimi Nipoti con delle realitàdi qualche servigio. Le piazze più necessarieai bisogni d’una gran Città, vi possono di-ventare abbellimenti proporzionati, com’an-che testimonianze dei pubblici sentimenti. Inostri Mercati quasi tutti tortuosi, ed imba»

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