Band 
Tomo duodecimo.
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ratori. Ci persuadiamo anticipatamente, cheaneli’essi saran nostri difensori. I lor titoli, ei loro Stemmi gentilizj ci sono famigliari. Nien-te perviene più gustosamente alle nostre orec-chie che i Nomi di Montmorenci, di Sciati-glion fu Marna, di Biron, o d’ Harcourt. Lemacchie, onde offufearonsi alcuni di questi No-mi , fon personali, e la gloria dei Servigi è unbene ereditario pei loro Discendenti. Ci ram-mentiamo della prosperità delle nostr’armi inItalia sotto la condotta di Coslsè-Brissac, delladecadenza della Lega scossa dalla destrezza delMaresciallo di Matignon , dell’Austria umilia-ta dai Visconte di Turenna, o d’altri similisquarcj della nostra Storia, quando ci si addi-tano in un passeggio i giovani Signori, cheportano ancora questi cari Nomi. Qual festanon faceva mai il Pubblico poch’anni sono aquel giovane Alunno del Collegio Bellovacen-se, il quale otto, o dieci mesi dopo l'inter-pretazione dei tre Poemi d’Omero, e di Vir-gilio tradusse in una maniera tanto graziosa *quanto imperturbabile tutte le Vite paraleliedei grand’Domini di Plutarco/ La dilucidazio-, ne del testo, e della politica di questo giudi-zioso Autore sarebbe riuscita malagevole ai no-stri Dotti medesimi. Sarebbe stata urta Novi-tà molto singolare in un fanciullo ordinario.Ma era una rapitrice maraviglia per noi nellabocca d’ un Bertratvdo du Gueclin .

La nascita, e i progressi di questi fanciullidistinti sono effettivamente il ben nostro. Cipreme il loro avanzamento , c’ informiamodella lor promozione, e di tutt’i gradi, percui passano» Reciprocamente essi san bene che

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