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Tomo duodecimo.
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355
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bìlia Natura. 353

se umano? Non è forse un far fazione da par-te, e un' ammutinarli contro di lui? Dovrebb’esserci Patria non Parigi, nè Costantinopoli ,ma il Mondo: ed invece di mostrar Pardored’ un Cittadino zelante perla sua Patria, Puomo dovrebbe conservar dappertutto la spas-sionatezza d’un Cittadino del Mondo.

Questo sarebbe verissimo, se P uòmo fossegiusto, e capace per sè stesso di gran relazio-ni . Ma il suo bisogno d’appoggio per esser di-feso contra Pingiustizia, o provveduto di ciòche gli è suor di tiro, io richiama necessaria-mente sotto le leggi d’ una possente Comuni-tà . Questa gli assicurala raccolta de’frutti del-la sua Patria colle diverse professioni dell’ ordi-ne del popolo ; reprime P ingiustizia di den-tro , e vi mantiene in tutto per via de’ Magi-strati la buona direzione; rispinge la violentaesterna colle milizie; fa venire in manod’ogniparticolare le produzioni delie quattro parti delMondo col soccorso del Commerzio terrestre,e marittimo. Un 1 uomo, â cui la nascita, oP adozione non ha proccurato gli appoggi d’unaPatria ben governata, muovasi tutto in un tem-po esposto a tutti gP insulti de’suoi simili, eprivo dei vantaggi della Società universale .Que ss è un’aborto, che si vede abbandonato,e disapprovato; quest’è un’Errante senza fuo-co, e senza luogo. Quand’ alcuna Repubblicanol mette in opera, egli striscia sulla terra tre-mando, simile alia lepre che passa fra i caccia-tori senza difesa, od al lupo, la di cui vistamette itt armi tutt’i contorni.

Quando gettasi lo sguardo su que’ gran tra-gitti di mare, che separano le abitazioni degliZ L uorni-

LàP tìtUTfcA, o ’tiGoverno*DE 1 PoìtìMLI A