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della Natura. 237
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ni» fatto conoscere meglio degli altri, che non vi T nài^ è mezzo di lepararii. strazine
Vi son delle regole, ed essi le hanno segui- Evano&li-jjjji f te; col rigettare delle Decretali non autoriz- A '
^ zate, e delle altre notoriamente supposte; collra „ richiamare ali’uopo la dottrina del Vangelo,ai ^ i Canoni dei Santi Concili , gli esempli deiprimi Fedeli, e dei santi Uomini di tutti isecoli, gli usi, e il possesso; hanno essi fattoÈ' minori, e spesse fiate dato fine a dei grandi1 inconvenienti . Per tal modo hanno essi col"tàn ìoro Clero mantenuto l’integrità dei dirittià dell’Episcopato, l’indipendenza di lor Corona,
^ e l’antica regola , che fa la quiete delle Chie-tìiri ^ ' e ^Lurezza degli Stati. Ma non hannol'Vil P^r ciò soddisfatto a un dovere, a spese di unaltro : e come hanno conservato una regolarlibertà, così non hanno fatto alcun torto nèali’ autorità della prima Cattedra, nèairispet-V J‘ livi legami delle Chiese.
Così la riverenza, cui noi abbiamo per inostri Re, è animata dalla più viva riconoscen-za. Ci hanno essi insegnato la condotta, chedee tenersi nella difesa di un legittimo dritto;ui \" : e ci hanno conservato la realità del Cristiane-fimo, conservandoci la unità,ai» Tutte quelle Sette , che hanno messa in pez- Oi-lAme delzi la Cristiana società col disegno di perfezio- m °“ antIS "lJi * natia, fi sono presto accorte, che si rovescia-:ll ®f va con calore dall’una, quel che si studiavadall’altra di stabilire. Capivan esse, che nonvi era bisogno di missione per uni opera, incui tutto scambievolmente si distruggeva : eiviilHt j a f e g reta convizione di una egual mancanza0^ di autorità, le fece avvertite a non osare di
fc altri-