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Tomo decimoquarto.
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250 Lo Spettacolo

LaDimo- S ’ 1 della nazione: ma per l’atteggiamento di i

strazione adoratori, che si avea dato ai due simboli, si

Evangeli- tà accompagnavano i due lati del propizia- si

torio, o del coperchio dell’Arca , era essa il r-

trono del gran Re, il trono dell’ invisibile, «

che vi riceveva gli omtnaggi del suo popò- 01

lo, e gli faceva note le sue volontà. Gli od

Ebrei per quattrocento anni altro Re non in

ebbero che Dio stesso : e l'atto d’idolatria era sii

una vera ribellione, che guastava l’ordine kc

pubblico, dava per conseguenza motivo ad ci

un giusto rigore, e faceva trattar un idola-tra come un dichiarato nemico. Il zelo di fol

Finees ebbe degli elogi, e pareva mettesse an- $

che le armi in mano ai particolari contro quei k

eh’erano pubblicamente idolatri. fo]

Ma nè quella separazione dal resto dell’ u- pman genere, nè quella maniera di punir di temorte gì’ infrangimenti della legge, non sonopiù lo spirito del Cristianesimo , che fa degli ^adoratori coll’amor del dovere, non col ti- ^* j. raore degli aspri trattamenti, I Cristiani han- éi». no a vivere con tutti gli uomini *; e fosse- lisi

ro eglino in mezzo ai lupi, la lor dolcezza ihesser debbe - invincibile: fanno essi espressa prò-/ sessione di amare gli uomini, ed i stessi loro c\

nemici. Cotesto spirito è l’anima e il gran- Tide oggetto della nuova alleanza. Non si àm- Jfj«razzano, non si maltrattano quei che si ama- s, :tno, e che si ha obbligo di amare. Lì,

Senza derogare al principio di quella inva- a

riabil benevolenza; senza sottrarsi agli aiuti K

della società; schivano essi con prudenza la C 1

familiarità <U quei dei loro fratelli, i costa- fj

ni dei quali sono scandalosi, o pregiudiziali

i som-

i