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Tomo decimoquarto.
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zor Lo Spett a colo

stradone Conclusione del Trattato dell'Uomo.Evangeli-

D A quel discorso, come da tutto quelloche ha preceduto, si vede, che a ri-guardo della salute, e dei mezzi di perve-nirvi, Dio nulla ha lasciato alla determina-zione dello spirito particolare. In questa so-cietà eh’ egli si degna - di far con noi, ed incui tutti sono invitati ad entrare ; egli havoluto, che la certezza del governo, e deibeni offerti alla fede, come la certezza dell’ordine stabilito in ogni altra società, fonda-ta fosse su prove sensibili, sussistenti, e ade-guate alla capacità di tutti. Non si è eglifidato punto della superiorità dello spirito dell’uomo. I talenti posson servire ali’ annunziodella salute, e alla propagaron della fede;ma non ne faranno essi Tesarne.

Sia in materia di scienza, sia in materiadi. fatto, il nostro saper non è utile, se nonquando è in regola, e la regola è universal-mente nota . Noi prendiamo dai nostri raziocì-ni ciò che Dio ha messo sotto il governo dellaragione , e soggettato alla nostra intelligenza : maciò che dipende dalla volontà altrui , ciò che di-pende dalla volontà dei Legislatori , e spezial-mente del supremo Legislatore , noi lo appren-diamo per mezzo di Testimoni , d'Inviati , di1. Cor. î. n. un Ministero deputato a istruircene .

,, Chi degli uomini , in fatti, può sape-„ re quel che è neIT uomo, se ciò non è„ lo spirito dell’ uomo eh’è in lui, " o quel-lo cui confiderà il suo pensiero? ,, Niuno,

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