1 66
li. Luogo dei, Fuoco *
di più centinajadi leghe; e che fendo alla re-gion dell’aria superiori, vengono rischiarateda una luce pura, e molto atti va, giacché el-la vi cade sempre quasi a piombo. Nedellaèaffievolita dal vento, non ispuntatada nebbie,ma bensì colla maggior vivezza riflettuta. Pu-requestagran luce ivi é senza calore. Ella nonpuò liquefare le nevi, che ti trovan più abbas-so fu’pendii, nè aiutare la produzione di al-cuna pianta. Il viaggiatore non s’arrischiaiquesto pericoloso passaggio , se non vestendosie coprendosi , come farebbe nel più gelidoNord. Talvolta s’abbatte con racapriccioinuomini e cavalli morti di freddo, che restanduri e inalterabili per più anni in que’luoghiinaccessibili al caldo, alia pioggia, e agì’in-setti .
Se la luce fosse la stessa cosa che il nostro suo-dovrebbe il caldo sempre crescere come la
co
ta , la quale non dà se non poco o niun calore.Io ho dunque sempre maggior fondamento digiudicare, che se la luce che riceviamo cosiobbliquamente ne’nostri climi , è da grandicalori accompagnata, ciò nasce, perche ellaspigne ver noi un fuoco, eh’ella ci trova, eche ne’ luoghi elevati non è copioso del pari.
4 . Infatti secondo che io discendo da cote-ste fredde montagne, ( e ciò fi sperinnenta e-ziandio nel discendere dail’Alpi e dairÀ'penni-no) io respiro un’aria più dolce. Arrivo inluoghi, dove<ominciano le nevi a struggerli,mentre la sommità rimane impenetrabile alla
luce,
Gii
w
£
(Ut
il
HO
i'îi
«I
me
luce , quando non è dal vento o dalle nuvoleimpedita. E pure abbiam costi veduta una Iu-
te:!
(issi
unti
tm
ce risplendentissima , e perfettamente riflettu-
to ci
î'st
fan
tot
fieni
iscei
Gn
dee
itdî
«0,