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Tomo settimo.
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li. Luogo dei, Fuoco *

di più centinajadi leghe; e che fendo alla re-gion dellaria superiori, vengono rischiarateda una luce pura, e molto atti va, giacché el-la vi cade sempre quasi a piombo. Nedellaèaffievolita dal vento, non ispuntatada nebbie,ma bensì colla maggior vivezza riflettuta. Pu-requestagran luce ivi é senza calore. Ella nonpuò liquefare le nevi, che ti trovan più abbas-so fupendii, aiutare la produzione di al-cuna pianta. Il viaggiatore non sarrischiaiquesto pericoloso passaggio , se non vestendosie coprendosi , come farebbe nel più gelidoNord. Talvolta sabbatte con racapriccioinuomini e cavalli morti di freddo, che restanduri e inalterabili per più anni in queluoghiinaccessibili al caldo, alia pioggia, e agìin-setti .

Se la luce fosse la stessa cosa che il nostro suo-dovrebbe il caldo sempre crescere come la

co

ta , la quale non se non poco o niun calore.Io ho dunque sempre maggior fondamento digiudicare, che se la luce che riceviamo cosiobbliquamente nenostri climi , è da grandicalori accompagnata, ciò nasce, perche ellaspigne ver noi un fuoco, ehella ci trova, eche ne luoghi elevati non è copioso del pari.

4 . Infatti secondo che io discendo da cote-ste fredde montagne, ( e ciò fi sperinnenta e-ziandio nel discendere dailAlpi e dairÀ'penni-no) io respiro unaria più dolce. Arrivo inluoghi, dove<ominciano le nevi a struggerli,mentre la sommità rimane impenetrabile alla

luce,

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luce , quando non è dal vento o dalle nuvoleimpedita. E pure abbiam costi veduta una Iu-

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