Trattenimento III. 39
è debole, e che non potrebbe reggere al den-te d’una tigre; che l’elefante con un sol colpodella sua proboscide la frantumerebbe ; e ches’ella voleste imbrigliare la testa d’un cammel-lo, non vi potrebbe giungnere . Tuttavoltacotesta manomette in gabbia e in catene la ti-gre eia lionessa; e fa passare truppe d'elefantida una regione in un’altra. Se ella vorrà, riu-scitane di trasportarne un gran numero dal?estremità della Spagna nel cuor dell'Italia, co-me ella guida un gregge di pecore dà un pasco-lo ali'altro. Che se incontrerà l’obice d'unfiume nel suo cammino, come mai potrà ellaconfortare 1’animale atterrito alla vista d’unelemento, eh’ei non conosce, o superare conquesta mafia restìa la rapidità d’ esso fiume ?Eccola subito allestire una zattera, e coperta-la di zolle verdi, farvi su marciare sicuri pisielefanti, come se passassero da una strada mae-stra in un prato : e con alcune remate eli’ è poicapace di smovete l’estemporaneo prato, distaccarlo da una riva, e avvicinarlo all’aftracon quella stessa facilità , che vi porterebbeuna rosa, od un augelletto . La mano dell'uomo mansuefà l'orso, che viene a baciarla ;ed alletta e persuade il camello che piega lesue ginocchia, per ricevere i suoi legami, oper addossarsi quel peso eh’ella gli ha prepa-rato. Nègiàildilei merito scema, anzi a di-smisura egli cresce, se direm eh’ ella si fa aiu-tare per tutto da una forza che non è sua ;eh’ella impiega materie le quali erano fatteavanti di lei; che sa prevalersi della propor-zione tra il peso dell’ acqua , e la leggerez-za del legno , per caricare i fiumi di barcheC 4 enor-