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Tomo nono.
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'fé La Signoria DELi/LfoMò

mangiarne il sangue. A qual fine mai una ta-le riserva? Eli’era indirizzata a reprimere lospirito di vendetta e d’ambizione , che satol-tolavasi con delizia del sangue d’un vinto ne-mico: costume efècrabile , che si è sempre rin-novellato ne’luoghi discosti dal folto della so-cietà . Per rendere in somma rispettabile ilsangue dell’uomo , non v’era più sicuro ac-corgimento i che quello di far rispettare ezian-dio il sangue delle bestie. Nella depravazio-ne, che l’idolatria generalmente introdusse*Pistesso divieto fu perpetuato appresso il popo-lo erede delle promesse ; Innanzi che la graziadel Salvatore venisse a riformare il cuore uma-no, si esigeva, sopra tutto ,1’ astinenza dalsangue, perché il merito di queste leggi passeg-giere e di cautela, era di contenere le famiglienel culto esteriore del vero Dio, distogliendo-li dalla vendetta, dall’inumanità , e da grandelitti.

IVla se almeno con ciò «'otteneva l’effèttodi un’ util politica, perché dunque 1’ Evange-lio , ch’èla dottrina più perfetta , ha annichi-lata una legge îì saggia? Perché è inutile ser-virli di proibizioni e di cautele, per impedirche il Cristiano si pasca del sangue de’ suoi simi-li; egli che impara nella scuola della Graziaad amare non solamente il suo simile, ma finil suo schiavo ed il suo nemico. Niuna cosa èpiù in sicurezza, di quel che starna; e questosolo tratto mostra che la legge di Noè , lalegge di Mosè, e quella di Gesù Cristo, fonal’opera d’una sapienza, che abbracciava tut-ti i secoli.

La boc- 5* Non è solamente lo stomaco, che abbiaca. un