Ž<5 II Dominio dell’Uomo
matrimoniò ha pef fine di dare e di allevaresudditi i quali perpetuino la Chiesa e lo Stato.
Ma se l'uomo non ha altro fine che il suopiacere, ecco la società privata quali in tutto»di quel eh’ella avea diritto di sperare. Eglicrede di giovarle colle sue spese , riducendotutto al proprio contentamento . Ma mentre iministri delle sue passioni abbondano sover-chio di beni, è una necessità, che un po’piùlungi da sè egli faccia degli sventurati peri' e-stremâ diseguaglianza del riparti men to . Lapietà ha mire più sane e più utili: tutti i suoipassi sono indirizzati al ben comune. La suamoderazione stessa, e le sue astinenze, nonsólamente non nuocono altrui, sopprimendocerte spese, ma la mettono eziandio più inistato di versare nella Società nuovi ajutì, e diportare cotesti ajuti, là dove una spesa enor-me e pazza non ne lasciava mai giungere.
I piaceri Siccome i piaceri non sono il fine dell' uo-non sono mo, così non fono neppur la sua regola. Alla sua re- contrario non possono essere , se non sregolatigola. e perniciosi, quando non lo guidano a qualche
buon effetto .* imperocché sono stati ad una re-gola sottomessi, appunto per ottenere il fine ,per lo quale Iddio li aveva creati. Fuor di là,il tutto è confuso e pervertito.
E’reo un uomo, qualor mangia, mentrenon ha più diritto nè ragione alla vita ; e qualdiritto ha égli di vivere quando non vuol fati-care f” Egli è parimente un sovvertire ogni re-gola, invadere il bene altrui : ma qual benegli è più caro, della sua sposa? E’altresì uninsulto fatto alla Società, ed al buonsenso,riempiere la repubblica di scellerati e di mise-rabili