m La Signoria deil’Uomo
dio come un Padre benefico, di cui siamo la di-letta famiglia ; o come un Re pieno di mae-stà, la di cui gloria risiede, e si manifesta so-pra tutto ne’Cieli. Ci rappresentiamo la nostr’anima sotto l’idea sensibile d’un soffio , o d’unafiaccola, o d’una leggiera fiamma. L’abito con-tratto di attribuire cosi agli spiriti ciò che con-viene solo ai corpi, per supplire alla poca co-gnizione che abbiamo degli Enti, fa che facil-mente si attribuiscan da npi qualitadi spiritualiai corpi medesimi, come se i pensieri, che na-scono nella nostra mente per Fazione de’corpi,risiedessero in essi. Quindi noi diamo al cielol’onorevol funzione di pubblicare la gloria diDio; al Sole ed alla Luna, la cura di gover-nar il natura! corso delie cose nostre, e di re-golare inolin giorni; ai venti la libertà diportare seco loro la strage o Fabbondanza (a).Rivolgiamo il discorso alle rupi ed ai luoghisolitarj, come se avessero intendimento. - invi-tiamo i rivi e gli augelli, ad accoppiare le lo-ro voci con la nostra per lodare Fautore dogaibene e d’ogni bellezza, come se avessero co-gnizione de’ suoi benefizi c delle nostre esorta-zioni .
Questa manierasti pensare parche additi po-ca esattezza, ed una certa incongruenza ; e ssdaffimo retta ai consigli di Lokhe, converreb-be sbandirla da noi, - essendo meglio, direbbetal ano , enunziare le verità filosoficamente; edefinire ogni cosa per lo genere e perla dif-ferenza , chela costituiscono; e appresso proce^dere per sillogismi ed entimemi. Ma a ben ri-
flet-
(«) Quid referunt venti , quid cogitet humidmAujier, Virg. Geotg.