Tu A TTENI MENTO XII, |j<?
(da cip che è noto a quel che non l’é. Per riu-scire, £Ìue|sunacomedeIl’altra, notièd’uo-po di maestri né di libri,
Vi è un’infinità di questioni, sopra le qualiin damo noi ci facciamo ad interrogare Iddio ,la ragione, i nostri seni!, tutta la natura, eiasocietà. O non otteniamo risposte, o se credia-mo che alcuna ce ne sia stata data ; ecco deglialtri ingegni meditativi,i quali soslengono,chehanno risposte affatto contrarie, Gli uni e glialtri st vantano di non produrre se non le deci-sioni della ragione ; decisioni sempre chiare ,ed evidenti per se steste.Di qua nascono le con-troversie , e tutti i loro effetti, il menomode’quali è bene spesso smurili tà,ed il tedio di nonsapere a che determinarsi, Di questo genere èla quistjone delle spezie o delle figure de’primjClementi, che compongono i corpi,
Sedi alcune cognizioni ci son gli aditi chiu-si-, vorrem poi aprircene la strada per forza >iVccpmodiamci allo starne privi, e lasciamo diquerelarci. Ma se di alcun’altre la porta ci èaperta, e le possiamo , dirò così , afferrarecolla mano e coglierle con secchio, queste fa-tan per noi, e ci diverran precinse e care,a pro-porzione che saranno utili, Ora qual v’è pitisicuro contrasegno della facilità dell’accessoverso una verità , che la sensibile esperienzache ne postiam fare, olà prova degli effetti cer-ti che gli corrispondono? Questa Esperienza èun segno più sicuro per discernere la verità,chenon loè la pietra del tocco per discernere foroda ogni altro metallo,
Dio averebbe senza dubbio potuto non occu-parci se non in ciò che è mero intelletuale, e
mo-
I, Parse,La pro-va sensi-bile ,fonda-mentosicurodelle no-stre co-gnizio-ni.