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Tomo nono.
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157
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Trattenimento XII. 157

non vi ha spaccio. - e questo appunto succedein tai paesi. Le campagne sono ivi miserabili,e riempiono le città di gente che non ha alcu-na industria, se non se quella di porger la ma-no .

Tutte queste idee che sono inseparabilmen-te legate con quella di commercio delle derra-te neceflàrie, esercitato tra noi per monopo-sto , sono da un altro canto incompatibili col-la pubblica felicità e coll'opulenza d'uno Sta-to . Così il ben pubblico , ed il commerciodeste derrate necessarie riservato ad una Com-pagnia , sono idee che mutuamente si esclu-dono.

Le medesime idee di mezzo ci ajutano a ve-dere la miseria universale delle nostre Coloniedi Sicilia e di Sardegna, necestà riamente con-nessa col traffico de loro prodotti e de' nostri,se egli si dona ed attribuisce ad una compagniaprivativamente. Le nostre Colonie marittimenon differiscono dalle nostre Provincie diTerra ferma . I nostri Siciliani, ed i nostriSardi ci sono egualmente cari che i Cartagi-nesi della Numidia , e della Bizacene. Ilnostro commercio si fa appresso gli uni comeappresto gli altri con una eguale facilità , econ eguale profitto. Noi sappiamo ciò che ivisi fai Siamo a tempo informati della loro so-prabbondanza, e de' loro bisogni per regolarei trasporti de' prodotti reciproci . Noi cosìtraffichiamo a piè pari , come si suol dire,nelle nostre Colonie eziandìo lontane : ed es-sendo gli stessi, e giunteresti e i bisogni, videbb estere la stessa libertà. Col rovinare la li-bertà p lemulazione, voi rovinate la Colonia