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Tomo nono.
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Trattenimento XII. 1 63

no la Compagnia d’Utica prosperare a lato diessi , mentre il loro spaccio ha poco moto. Cheoccor prendersela contro la Compagnia ? Fatech’ella si sopprima, si estingua : eglino nè pisinè meno faran il loro negozio colla stessa de-sio! forza, nè venderanno un braccio di drap-po di più.

Voglion essi sapere, qual sia la vera cagionedella debolezza del commercio interno, e qualne sia l’unico rimedio? basta che passino dunaidea alfa!tra , in quel ch’è di pratica e di spe-rienza. Elleno si dannò la mano insieme, e siconnettono l’una dietro all’altra. Vi è pococommercio dentro perché vi è poco consumo,odi vesti, odi derrate. Questo difetto per es-sere generale debb’essere nella moltitudine. Lamoltitudine non cessa di consumare se nonperche cessa di lavorare, e se ne sta senza pagheostipendj. S’ella non lavora, quest’è perchenon viene occupata , o perché si compiace delnon far niente .- e forse ciò ancora nasce, dallostar bene a molti il farsi oggetto della pubblicacompassione, e perché alcuni altri col deside-rio di lavorare non hanno sempre la materia ,o le anticipazioni necessarie.

Il rimedio a questo male, non è già l’estin-zione della Compagnia: anzi se questa si to-glieste , raddoppierebbesi il male, per l'inutili-tà in cui cadrebbe quel numero infinito di per-sone e di materiali che la Compagnia mette inopera. L’unico secreto d’avvivare infallibil-mente il consumo di de rrate, è un’ attenzioneuniversale e sostenuta dal braccio del magistra-to,ad occupar tutti quelli che possono lavora-re,0 in opere pubbliche, come fono le strade, ilL % sec-