1 66 La Logica Usuale
Qual cosa più miserabile e strana , delle mire edelle decisioni d'unoipirito incolto,senza edu-cazione e senza regolai Quasi sempre egli ve-de male. Un filo d’oro su i’orlo d’un cappello,un abito di buon panno, una merlatura un po’sfoggiata, fon già baste voli, ed ordinarj mo-tivi , perche egli si persuada »che un artigianolaborioso, sia pieno d’agi e di? comodi, e cheei potrà sopportare una taglia più grave. Il piùmal in arnese, e carico di cenci sarà perconse-guenza il più rispettato. Di qua nasce Tufopur troppo comune di mettere sotterra il dina-ro , dov’ egli resta inutile,e bene spesso perdu-to. Di qua la sporcizie, la imperfetta sanità,e la cessazione d'ogni decenza, e lin dura nelvitto, nelle suppellettili, e nelle vestici qual’eslinzione d’ogni piacere, e d'ogni speranza':di qua l’inevitabil carattere di bassezza, diti-midità, e di dissimulazione , che converte lecampagne e le ville in un soggiorno di tristez-za, e in uno spettacolo di miseria.
Tant’è lungi dunque,che si possa unire Videadi taglia arbitraria con quella di ben pubblico;che si cacciano frammezzo altre idee chiarissi-me d’esperienza, le quali tengono le due primemolto lontane e disperate fra loro. Il compen-dio de’mali cagionati dalla ripartizione arbi-traria è questo, eh'ella rovina il commercio, epervertisce il carattere d’una Nazione.
Al contrario la taglia proporzionata,sella èben fatta, e ben coerente, rimedia a molti ma-li, e non ne introduce veruno. Qui la logicadel contadino, quella del Giureconsulto, equella del Trafficante, quantunque con ideedifferentissime in apparenza, confluiscono in
puti-