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Tomo nono.
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Trattenimento Xlîl. 193

ta raccostate esprimevano i numeri seguenti.Abbassavano Je eredita del mezzo, e stende-vano solo il pollice ed il dito mignolo per for-mar cinque, il che dava la figura V. Mette-vano due VT uno sopra ? altro ^ ovver de-

lineavano un X per far dieci. Combinavanoposcia li X, e li V, e li I, sin a tanto chearrivassero a cinquanta, o cinque decine , ilche esprimevano mettendo il cinque di fian-co <. Questa figura prese la forma di L e di

due L messi 1’un sopra l'altro * , poi roton-

dati isiC, si formò il numero cento. 1,3 si-gnificò cinquecento . Cj,3 significò mille.Queste figure si cambiarono poi l’una in D, TaltrainCP), odin co, poi in M .

La maggior parte de’popoli ha seguitata 1 'Aritmetica naturale delle lor dieci dita ; edhan quasi tutti il costume di contare , aggiun-gendo ,0 sommando decine d’unità , onde for-mano decine di dieci, o centinaia, poi decinedi cento, o mille. Quasi tutti hanno impiega-to, come i Greci egli Ebrei, le figure del lo-ro alfabeto, schierate secondo un ordine , de-terminato dal!’uso, per rappresentare tutti inumeri immaginabili.

Ma niuno vi è, che abbia adoperato menodi figure, e che ne abbia più destramente di-versificata la significazione, che gli Arabi. Sonnote a tutto ’l mondo le nove cifre, ed il ze-ro, che hann’eglino inventate. Con questolieve apparato non vi è numero che non si espri-ma, anche senza accumulare molte figure,per-ché le nove figure, che esprimono unità in unaTsmo IX. N co-

I NU-MERI.