Le Macchine. TrAtt. XIV. 19
fìribuzione che fa fatta d’ uno de’ bracci diquest'istrumento.
ic. Si divise una leva in due braccia ine- Fig. 1»guali, ed in questa ineguaglianza di lunghez-za lì potè a talento 0 estenuare e assottigliare ilbraccio lungo, ed ingrossare il più corto; ov-vero permettere anche al più lungo di superareil più corto. La cosa era indifferente, purchéfacendo la divisione del lungo braccio si avesseriguardo ali’ eccesso che ne poteva rompere l’e-quilibrio, e purché se ne facesse la giusta com-pensazione.
Nel primo caso, dove l’ingrossamento delbraccio corto, mettevalo in equilibrio col piùlungo, basteyolmente assottigliato, facilissi-ma cosa era farla divisione di quest’ ultimo. Sipigliò la lunghezza del braccio corco dalla suaestremità, ovesofpendesi un uncino L, sinoal punto di appoggio ©centro del motoa, e por-tosi! questa lunghezza su l’ajtro braccio tantevolte,quante vi poteva essere contenuta. Quin-di sospendendo una pìccola massa come c delpeso d’una lira, e rendendola mobile coU’a;u-to d’ un cursore, od anello d , si potea farla pas-sare lungo il detto braccio per tutte le divisionia, 2, 3,4, e più, se aen’erano. Questa li-ra corrente, posta, su la divisione 1, ttovossiperfettamente in equilibrio con una lira di mer-canzia sospesa ali' uncino b . Le due braccia perse stesse facevano equilibrio. Le due lire eranoil medesimo peso quinci e quindi, ed alla me-desima distanza dall’ appoggio ; dunque eguali-tà v' era per tutto. Ma quando fi portò la massaesu la ; di visione a, allora si vide eh’eli' era unavolta più distante dall’appoggio,che la lira mes-B 2 sa
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