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Tomo decimo.
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rr t i e aì

r -6 V Odo aU’aria nel!' uscire dalla parce.convessa, in-contra obliquamente la perpendicolare, tiratadal centro CC . Per la propos. 27. s'egli en-trasse obliquamente nel vetro,si avvicinerebbealla perpendicolare, d’un terzo dell’angolo d’incidenza rappresentato dall’angolo nella som-mità I, e per la 28 , se ne allontana qui al-trettanto * L’ angolo differenziale D. conduceil raggio rotto in R, dove li riunisce aliai-tro raggio A, ad una distanza dal vetro con-vessa che trovasi valere un diametro destatoti-vestirà, o il doppio del raggio tirato dal cen-tro CC-

z6. Segue da questa proposizione e dalla 2?,che se il raggio R prende la strada obliquaR. D della distanza d'un diametro del vetropiano convesso, entrando pel lato convello,egli farà un minor angolo con la perpendi-colare entrando, vi diventerà parallelo al rag-gio A, ed uscirà perpendicolarmenteall’aria,per girne in PP, senza cessar d’essere paral-lelo aH’asse, o raggio perpendicolare A.

37. Il raggio parallelo P cadendo sopra unpiano convesso dal lato convesso, fig. 8, faun angolo d’incidenza colla perpendicolateti-rata dal centro C. Vi si avvicina ancora piùentrando nel vetro, e fa con essa un più pic-ciolo angolo. S’ei seguitasse la medesima li-nea neii’ uscir dai vetro, andrebbe a riunirsial raggio perpendicolare A in r, lontano dal-la convessità un diametro e mezzo, àia ei sirompe di nuovo arrivando nel!' aria . De-via la perpendicolare , più , che s’ei tea

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