Trattenimento XV. ' *27
E gîo A in R, distanza d’un diametro in ri-«f guardo alla convessità,st, z8. Conseguentemente al dianzi detto ;à un raggio partito dalia distanza d’ un dia-£ metro R, ed arrivando sul lato piano, usci-ti rà parallelo pel lato con vesto»
*' 59- Quando il vetro è piano convesso, tra-
Da vali per la misura degli angoli d’incidenza,ie di redazione che la luce, od entri periile piano , od entri per il convesso , oppur siMpresenti per raggi paralleli, 0 vi si porti permvia di raggi divergenti la distanza d‘un dia-metro , segue 00' suoi raggi a presso a po-nti co le sentite medesime rispettive da arnbe-tàidue i lati del piano convesso ,tua Ho. Le uscite vantaggiose della luce fuorila: del piano convesso, consistono, enei girne. verso l’occhio per raggi paralleli, o nel por-mi; tarvisi alla distanza d’un diametro per rag-Btrsgi convergenti » Vi sono molti raggi diver-rà lamenti obliqui , e che potrebbono o an-te; darsene al centro , o ratinarsi di qua dalàcentro , o divenire eziandio molto diver-^ genti. Ma come che queste direzioni nonfflfctrovanfl atte a formar immagini nette nell’Mocchisi , egli è inutile farge la ricerca.
;&«: 41. Vetro lenticulare, olente, si chiama-.-quello che è terminato da due porzioni di ^sfe-jntrra, come L fig. 9. Il raggio che abbiam chia-maro asse, e*che occupa il mezzo del fascioj^ìdi raggi , che fi suppone cadere sopra la len-ite, la varca senza alterazione né piegamen-ti to, quand’egli va direttamente al centro. DìBS sciò non avviseremo più lo studioso. Gli altri
iag-
Ne’vetr
lenticu*
lari.