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Tomo decimo.
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164
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ì«4 L’ O t t i cr a.

Cosi oggetti molto lontani appajono estrema-mente accostati.

Questo telescopio ha fatto la strada al Neuto-.niano, eh’è posteriore, ma che ss è una copiacon lieve alterazione. Siccome il primo, eipur riceve la luce per una larga apertura sopraun grande specchio, che ne fodera o copre ilfondo oppostocome il primo, egli pur lo ri-getta sopra un altro specchio. Ma Io specchioche termina il tubo non è forato , ed il piccolospecchio in vece di essere opposto al preceden-te , lo guarda inclinandosi 45. gradi , lo cheguida la luce quasi ad angolo retto, e ad unode’lati del tubo, dove l’occhio crede di ve-dere dinanzi a sè gii oggetti che fono a la-to.

Questo telescopio mette molta nettezza nei!'immagine , ed è d’una bellissima invenzione :ma la moltipiicità de’pezzi eh’ io qui non ad-duco , unita asta difficoltà di cogliere sogget-to, che convien cercare per fianco tentando,ne ha reso suso non troppo ordinario , e poconecessaria la descrizione.

La per- Queirinnumerabilemoltitudined’artefici,

spettiva. c j. e p aU;1 a p 0 p cr p etuo del disegno, riconoscepur Jais Ottica le regole della percettiva, sìatte, per la loro semplicità e per la loro cer-tezza, ad ajutare singegno, e la fantasia, ea dare alle diverse parti d’un tutto le situazio-ni rispettive naturali. Nulla eglino più temo-no, che di allontanarsi dalla bella natura, incui sempre s’affissano. Ma queste arti imita-trici non stabiliscono mai un punto, senza chevenga loro dato in mano dalla prospettiva una

linea.

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