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Tomo decimo.
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Î98 II. Ivi A tS I M O N I o.

pure di quelli che sapessero maneggiare la fpaz- #Lola e la setoletta. ^ fa

Piacemi gran fatto Fequità con la quale liconcedono che la nascita e F educazione de suRe, la nascita e leducazione di quelli die siionorevolmente adempiscono a tutte le prose!- i:sioni, sono frutti avventurosi del matrimonio | àregolarmente contratto . Ma ho un rìmprove- pro da far loro, perché attribuiscono edascri- ijovono aliopere loro, quella di propagar la ca- fti

naglia. Tale pretensione non è senza vanità <1: senza ingiustizia j eglino sappropriano una ^gloria, di cui agli uomini più brutali, più «violenti, e meno filosofi tocca la miglior par-te. Dal che segue che la Società, che non »»ha mai creduto dessere debitrice di cosa al- !pircuna ad un operar cieco e strabocchevole , jnon si crede niente più tenuta a gratitudine pverso coloro, che osano dare il nomedili- tipolosofia al loro libertinaggio. ' fa

Lesperienza dimostra, che il bene del ge- ainere umano concorre perfettamente, con la m]parola di Dio a dimandare Punita e l'indii- sfa

solubilità del matrimonio; poiché togliendoi 'favincoli voi togliete i sentimenti onorevoli, ^gli scambievoli e durabili ajuti, la stima,! faiamore , la prudenza, P esercizio dogni virtù, j (la certezza e le utilitadi mutue che sogliono K

perpetuare efficacemente tutti gli stati. faAvendo Iddio in miraglinestimabili efset- fati di questa unione, ne ha facilitatoidove- fari, e promosso il fortunato esito, con la di-versità di carattere e qualitadi, che ha pollo sfaveli'uomo e nella donna. Egli hadatoalPuo- ^

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