Band 
Tomo decimo.
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%$6 Ut-sTERA SOPRA t’EDtìéÀŽ. !

Non fi è guadagnalo poco con avvezzar# ila fanciullezza ad essere naturale, ed attener. Msi in rutto ai discorsi più comuni. Ella si ec- linicita es’incoraggisce in questo modo, Ellali à!accorge da un giorno ali’altro, che scrive- j 1re una lettera non è un affare di momen* j ««to ; che non ne dee temere rimproveri. àTutta la Crimea cade sopra alcuni errori d’ Dortografia , e questa critica non è mai a- Iticerba, e meno poi ingiuriosa, Sw

Nelle lettere vere o finte, che la giovi- dainetta invierà, o indirizzerà alla sua parea- wte, ad una lavandaja, ad un mercante, ad Hiun fattore, o se volete al gran Mogol ; fi Utloderà sempre ciò che è facile, netto, e Adetto nella maniera, onde ciascuno parla, wMa ci asterremo dal lodarvi la finezza, ei ®espressioni spiritose. Voi la persuaderete, Mche è facile scrivere , se ella vi vedrà ap- Unplaudire a ciò che non ha costato nè im- Q*paccio, r,è meditazioni: e col mostrare die «poco badate a quello che è brillante, sebi- àlîverete di renderla assettata e saputa, l (t!l

Ciò che si chiama spirito, è sol dilettevi Utle e grato in quanto proviene dalla sorgea- ^te,- e quando non è sommamente naturale, ^egli perde tutto il suo merito. Correte dunque l> Tdietro il naturale, non dietro lo spiritoso, M®Fate che le vostre lettere sieno scritte di un’ waria, d'uno stile facile e familiare. Se il fon-do della cosa porta con zè dello spirito, que- >»sto verrà da sé; ma ne verrà sempre abba- ùcstanza per i’uopo che sen’ha; ed aggiungo à«he se siete curiosò di dare risalto allo spiri* tuo

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