Ȕ Tsatt'bniminto IV. 337
to , lo facciate sempre con semplicissimo»• linguaggio, e quello che men fi allontanaài dal modo della conversazione,à Per render atta una giovinetta di dicci in^ undici anni a scrìvere così naturalmentecom’5l P ella parla, vi è un mezzo, che oso dire in-®i* fallibile, purché lì osservi con fedeltà : confi»® tî ste in raccontarle frequentemente un pezzo diStoria, che la diletti, ed in fargliela ridire'itli; da sé, per scriverla tosto nella medesima ma-lie niera che l’ha dianzi contata. Ella trovereb-ittE beli in molto impaccio, se fi cominciasse dalli; farle comporre lettere, delle quali leconve»nisse trovare la legatura é la connessione in-ai, tera di suo capo. Ma qui non v’ è nulla date cercarci il fatto è semplice; ella ve lo ri»» pete in buon’ordine nella sua narrativa; re-ij i;j sta un solo passo a fare, che è di scriverlo,la* Quand’ella scriverà un po’leggiadramentenoi, con facilità quello che le fi e raccontato ,In, le sarà altresì facile scrivere una picciolajjjii lettera, di cui le si farà detto una o dueM volte il contenuto.
jjlli; Per fortificare questi princìpi, e per legare, M pisi strettamente l’ortografia agli oggetti del-m: la vita i più ordinar) ; fi può spendere un’| } (j anno e più a scrivere frequentemente lettere[r ; |S vere , o immaginarie a persone note, e soprajjj soggetti, le cui idee tien chiare, semplici, e■ji familiari alla giovane persona. Presto diverràL la cosa per lei un gioco , ed ella scriverà,à senza niuno studio , sopra ciò che le sta a, i cuore, e adempirà eziandio con buon garboalsc piccole commistioni, che altri le vorrà
dare,