iy § Lettera sopra l’EbucaL,'
èonversaziqne si può unire utilmente la M $finizione di alcune regole , e la lettura dell’ j#opere bene scritte in coteste lingue. Confessò «di più, che M upmo laborioso potrebbe di ,,,per sè à stirpa di scartabellare.libri e Di- siiasionarjf, mettersi in issato d’ intendere. pas- «(abilmente una Lingua ma non arriverà a
egli a parlarla p scriverla , se pur non ver- t ®
rà dar da ridete a colorp che la sanilo. 01- Iditre di che sì-, lunga è questa, strada , sì at-traversata-e impedita- da incertezze, dadiffi- iicòltà , che quando si abbia iq pronto ùn’altro feumezzo sicuro, si-, può dire eh'egli èl’unico. nodiNecessario egli è dunque assolutamente im- «parare le lingue viventi coll’ uso , e con la uqifreqyentaziprie di- quelli che se parlano. ][Non così è del tuttéjf se trattasi delle lin-, »gue morte , che così le chiamiamo, perché pinon fono più volgari ; e non, si parlano più. pA tal che quelli, i ,quali a forza di letture e «dì sudori, mèglio le intendono,, piùcandida- Kmente degli altri confessano , che é un’estre- àma temerità volerle parlare . È se necessario' »è mai di ricorrervi ,-si compie la bisogna menmale che si può. Del resto astri veli .a gran Z,sorte il poterle intendere. Se si fa ufo di es- epeise o per scrivere o per parlare in pubblico, «si fa con fatica , e con rischiò. Ma quando p r ksi vuol farne uso abituale, ristornasi quasi sem- i>-,pre al genio , ed allò frasi della sua lingua aj,materna. L’esperienza della miserabile Lati-nità che regna ne’CoIlegj di Germania , dr 1C jFiandra, d’Ollanda, e per tutto, dove ve la Gjpràtica di parlar sempre Latino , basta per