Band 
Tomo decimo.
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Tratthhimento V. |4|

federe ali’ esercizio della parola quello dellalettura, e quello della composizione. Io neindicherò pure alcuni altri , dopo d’essermifermato sopra alcun? avvertenze, che possonodiminuire il pericolo al qual si espone un gio-vane, quando se gli abbandona la penna, e segli lascia la libertà di fabbricarsi lo siile dasè.

In una lettera pregevolissima sopra lo studiodelle buone Arti, la quale è inserita nei Trat-tenimenti del P, Lami dell’Oratorio ; il Sign,Abate du Guet consiglia la pratica di cui abbia-,mo poc’ anzi parlato, cioè di comporre in La-tino i feci luoghi di Cicerone, di Sallustio, adi Cesare che prima si saranno tradotti di Lati-no in Francese, Cotesto grand’uomo che pos-sedeva insieme e il fondo e le diiicatezze delleLingue Greca, e Latina, e Francese , com-prendeva perfettamente la necessità di confor-marsi in materia di lingue morte al carattere detesti originali. Ma è egli poi a proposito met-tere , com’ei vorrebbe, fra la traduzione e Ucomposizione un intervallo almeno di ventiquattr’ ore, affinchè, P impressione del model-lo essendosi indebolita, si veda quanto uno sen’è allontanato, per quanto sforzo che siesi fat-to per arricordarsene, e seguitarlo? Che vantag-gio c f è nel reiterare frequentemente composi^zi orsi difettose, per convincersi della superiori;tà dello stile di Cicerone coi disordine del no-stro ? Che gioverebbe ad un della Provincia ve-nuto dalP Ardenne, e dai Destinato, il compa-rare spesso la maniera onde s’esprime una cosajp buon Francese, con quplla onde ella direbv