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loro studio. Io non dubito punto , che leloro composizióni ston ne tocchino qualchegfado, e non vi mettano qua e là, o più dibuona regola, e di buon sistema , o alcunisplendidi pezzi bene ó male cuciti, Ma stan-do eglino come in disparte e soli per sette odotto continui anni, e non àvendo altra ac-curatezza od a^tro giudizio, se non se quel-lo che si guadagnano' nella lentezza dellacomposizion sedentaria, e nella libertà del-la solitudine, restano così timidi ed informial di fuòricome erano prima. Dacché oc-cor di produr e parlare sul fatto., la metàdella loro ragióne li abbandona; bene spessoestà pare annichilata. Verranno di poi le re-gole de’Sillogisrrii, il futuro costringente, ela maceria prima, che aggiungeranno’Ja bar-barie alla umidità. Salviamo ed ajutiamo italenti de’ poveri, poiché il Pubblico fondasópra di èssi le sue migliòri speranze.- Con-duciamosi coti Uri metodo ché setìza' spesaprocacci lóro egualmente che ai ricchi il gu-sto dèlia vera pulitezza, con la facilità e ne-gligènza naturale dèi grand’ usoCóme fa-tanti’ èglino barbasi,- se per dieci anni sen-tono il linguaggio della Corte d’Augusto,senza misura alcuna? Cotriè saranno timidi,
aita f e questi dieci anni sosto impiegati in una aleduli ternati va ccntiouâ di discórsi da fare ali' im-lifil* proviso, di quistioni da risolvere sopra quellojskiiiI che concèpifcorio, e di composizioni da met-tìnifro tere in iscritto'senza indugio nè esitanza?oueàllîl» Voi avete veduto, Signore l’estremo pen-di nife* éOlo che incorrono i nostri cari figli, qualor liài Tomo X. A a bat-