Trattenimento VI. 151
no un mobile sopra l’altro mobile , de’qualiuno andava per un verso, l’altro per un altro.Dopoi primi mobili mettevano de’gran cielisolidi e di cristallo , i quali girando l’uno sopral’altro , eseguendo fra loro un forte attrito ,comunicavansi scambievolmente l’empito delmoto universale ricevuto dal primo mobile ;mentre con un moto opposto resistevano a co-testa generale impressione, e trascinavano a po-co a poco, ciascuno alla sua maniera, il pia-neta, al di cui servigio egli era destinato. Co-testi cieli erano solidi ; altrimenti quei di sopranon averebbono avuto forza sopra degPinferio-ri per farli andare ogni giorno: ed erano delpiù bel cristallo, altrimenti la luce delle stellenon avrebbe potuto penetratela densità di co-teste volte addossate P una ali’ altra , nè giun-gere sino a noi. Molti Astronomi si contenta-vano modestamente di sette od otto sfere: al-tri ne intralciavano fino a scttantadue. Secon-do che scoprivano un nuovo movimento, uneffetto prima ignoto , apparecchiavano unanuova sfera. Sopra tutto era in estremo arbi-traria la maniera, ond’eslì spiega vano,ciascunoai modo loro , le singolarità del corso de’Piane-ti. S’osserva nella maggior parte di essi , che itiun certo tempo avanzano direttamente fecon-do sordine de’segni,cioè d’Occidente in Orien-tejche poi fono per qualche tempo quasi immo-bili nel medesimo punto del Cielo, che final-mente pare, che retrogradino, e ripassinod’Oriente in Occidente sopra molti di que’ putitiche aveano già percorsi. A ciò spiegare più fa-cilmente che possono, fanno che scorra il Pia-neta d’occidente in oriente su Porlo d’una pic-K 4 cola