Trattenimento VI. 177
Ma il pianeta di Giove , che fi lascia vederealla scoperta, c S invita a dar, di piglio a’nostriTelescopi, ed a cercare le quattro piccole luneche lo accompagnano. Osserviamolo.
La sostanza della dottrina di Copernico, dicui rese conto il Galileo ai Senatori di Vene-zia , e l’accuratezza della quale lor dimostrò ,colle prove che la natura medesima gli porgevaper mezzo de’suoi nuovi strumenti, è tale a undi presto, qual io sin ora l’ho introdotto ad e-sporla. Ma imitiamo la di lui modestia, queleh’ egli non spacciò se non per una ipotesi plau-sibile , noi pure proponiamola come una meraipotesi , e non dissimuliamo le obbiezioni chegli sono state fatte, e che pajono a prima giun-ta sminuire grandemente il di lei merito, eiasua perfetta convenienza colle osservazioni.
Quella che più dava fastidio a Copernico, Obbie-prendevafi dalla diversità delle grossezze , e rioni,delle fasi sotto le quali comparir dovrebbono iPianeti , dilungandosi dalla terra, o ad essaavvicinandosi . Confessava il Copernico che lacosa esser doveva per verità a questo modo, epredisse che tali diversità un giorno verrebberno scoperte. Galileo ha adempita la predizio-ne . Cosi l'obbiezione si converte in prova , egli sforzi che alcuno ha fatti per rovinare conquesto mezzo la ipotesi Copernicana, hannoservito appunto a renderla più riveribile.
La seconda obbiezione che a Copernico fufatta, ed al Galileo pure in appresso, è, chese la terra percorre assorbita larga più millio-ni di leghe , ì' asse terrestre, sempre a sè paral-lelo , dovrebbe corrispondere alia tal Stellaquando la terra è nella Libra ; e sei mesi dopoTom. Vili. M quand'