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Tomo VI.
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iscrizioni, e l’accademia francese e de’Quaranta diParigi....

Possedeva (il gesuita) il genio della solitudine ?Era impiegato nelle biblioteche.... Se egli annuu-ziavasi come oratore , i pulpiti si aprivano alla suaeloquenza;, s’egli aveva una mente chiara, giusta epaziente, diventava professore nei collegi....

L’ Europa colta ha fatto una perdita irreparabilene’ gesuiti. L’ educazione non si h più rialzata donola loro caduta. Essi erano singolarmente cari allagioventù; le loro cortesi maniere toglievano alle lorolezioni quel tuono pedantesco che disgusta l’infan-zia. Siccome la maggior parte de’loro professori eranouomini di lettere ricercati nel mondo, i giovani sicredevano con essi in un’illustre accademia. Avevanoessi saputo stabilire tra i loro scolari di diversa for-tuna una specie di patrocinio che riusciva molto utileall’avanzamento delle scienze. Questi legami formatinell’età in cui il cuore s’apre ai sentimenti generosi,non si scioglievano mai più, e stabilivano tra il prin-cipe e 1’ uomo di lettere quelle antiche e nobili ami-cizie che sussisterono tra gli Scipioni e i Lclii. Igesuiti alimentavano ancora quelle venerabili relazionidi discepoli e maestri sì cari alle scuole di Platonee di Pittagora_Naturalisti, chimici, botanici, ma-

tematici, astronomi, poeti, storici, traduttori, anti-quari, giornalisti, non v’è ramo di scienza che igesuiti non abbiano coltivato con gloria. Bourdalouerammentava 1’ eloquenza romana, Brumoy introdussela Francia al teatro dei greci, Grcsset s’incammi-nava sulle traccie di Molière. I Le-Comte, i Paren-nin, i Charlevoix, i Du-Cercan, i Sanadon, i Du-Halde, i Noèl, i Bouhours, i Daniel, i Tournemine,i Maimburg, i Lariie, i Jouvency, i Rapiti, i Com-mirii, i Sirmondi, i Bougeant, i Petavii hanno la-sciati de’nomi non scevri d’onore» ( Genio del cri’stian. i. 12. ).

L’istesso sig. Carlo Botta, che ha seminato alarga mano ne’ volumi della sua storia le più assurde,