XXV
Io de tuoi pregi, ò caro
Non invidio le glorie, e di vedertiSu l’auge dcll’Honor solo desio ,
Mi del mio Fato avaro
Danni preveggo à gl' infortuni aperti.
Sciolta non và da vaticin j Cito.
Dunque non sia ver eh’ io
Di que’ lumi sublimi, â cui mi traggi
Dilìger mai possa à vagheggiare 1 raggi.
E se ne’miei sudori
Qualche ombra di Virtù parti vedere ,Riflesso è pur dell’Alma tua gentile ,
Se come Febo indoriL’ombre à fuscelli, e da gli error piacere• Sa far che nasca il tuo benigno stileChiaro da Barro a TileJ,
Mercé tua man,che qual di Mida in OroSà convertire ogni più vil lauoro.
Or qual di ricompensa
Dar ti posso,od jfmirt ugnai mercede,Che al tuo merto s’uguagli,al mio desi*Quanto ogo’hora ripensa (re?
La mente à ceco vnirsi in degna fedePiù s’arretra, ne più sà proseguire.Tanto sù LappanteL’aurca luce del giorno in OrizonteOgni stella volgar 5, che tramonte.
b D’ogni