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ne’ Ire mani chetti I K 1) E ed M N, la grandezza delquale misura il massimo allargamento del doppio sof-fietto. Con una spina b si ferma lo stesso arco nel puntoche corrisponde alla sua metà col manico frapposto aglialtri due. Ora con altre due spine che possono mettersialle estremità del medesimo arco, ovvero più vicine d’unaterza parte, o della metà degl’intervalli a b,b c, cioè,per esempio, in 7'ed s, si rende la capacità de’due soffiettia volontà maggiore o minore. L’esperienza mi ha mo-strato quanto possa essere utile questo semplice mecca-nismo. massime allorché si avessero a richiamare invitacolla respirazione artificiale bambini appena nati. Di cin-que conigli da me annegati per far prova del mio man-tice respiratorio, uno solo non potei richiamarlo in vita:ma con fondamento dovetti supporre essere stati inutiliper questi i miei tentativi, che con felice risullamentoaveva sperimentato cogli altri, per avere spinto troppaquantità d’aria e con troppa forza nel suo tenero polmo-ne. Fatta dal mio collega il professore Jacopi la sezione,trovammo quel viscere trasudante sangue in più luoghi:la qual cosa mai non discoprimmo in altri piccioli coniglimorti annegati, e da noi anatomizzati.
g.° Per questo motivo io sono d’avviso, c meco il sonomolti fisici, che in queste esperienze sia migliore partitol’introdurre il cannello V X nelle narici dell’asfittico,che nella glottide, almeno ogni qual volta l’aria perquella via non incontri difficoltà a discendere nella tra-chea. Quand’anche l’aria fosse spinta troppo fortementeper le narici, o in quantità maggiore del bisogno, po-tendosi spargere in parte nelle cavità della bocca , edell’esofago, e circolando ne’canali turbinati, perde-rebbe gran parte della sua forza, e difficilmente potrebbeferire il polmone. A questo stesso fine, alquanto conico