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zione, riguardavano Tullio pari per lo ingegno suo a sìpossente repubblica. Avvezzi voi dunque a quanto è ot-timo, dovete a ragione rigettar tutto quello che apparirpossa basso e snervato. Or io a voi nuli’altro posso offe-rire che un vivissimo desiderio di meritarmi i vostri suf-fragi. Imperocché, quantunque io abbia sempre da moltoreputati coloro che io scorgeva coltivare con felice suc-cesso l’arte del dire, conoscendo nullameno la picciolez-za delle mie forze, di più umile arringo contento, ho l’etànaia nel trattar l’arti mute trascorsa. Ma altri motivi vie-più malagevole rendono l’incarico mio. L’Invittissimo Re,destinandomi all’onorificentissimo ufficio dell’insegna-mento, riempiemmi l’animo di tal tumulto d’affetti, cheindarno vo rintracciando parole. Un’altra cagione poi piùgiusta m’innebria d’infinita allegrezza. Oscuro nembofolgorante, a queste terre soprastando, annunziava orri-bile tempesta. Noi impauriti, sbalorditi porgevamo ferventivoti a Dio Ottimo Massimo perchè ritraesse da noi la pe-sante sua mano, e lungi tenesse cotanta sciagura. Le no-stre preghiere mossero l’Altissimo a pietà: tornò il cielosereno, e rientrò ne’cuori la calma. E già il clementissi-mo sovrano non solo comanda che le nostre accademi-che adunanze, state per la infelicità de’tempi interrotte,al pristino ordine vengano richiamate, ma a questo santis-simo tempio della sapienza nuovi onori comparte. L’ortobotanico ebbe maggior estensione, e fu arrichito di pian-te: ebbe incominciamento il museo patologico, che dalungo tempo per l’incremento dell’arte grandemente bra-mavamo: antichi monumenti raccolti in Egitto per l’in-defessa industria di un nostro concittadino (') già l’o-
(i) Il cavalier Drovetti, uomo di leggi, console di S. M. il r ® de*Francesi presso il Vicoli dell’Egitto.