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Polizia medica / di Lorenzo Martini
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dicare con tutte le mie forze la scienza divina cui metutto consecrai, dalle sacrileghe calunnie della tracotanza.Piè a colpa mi si ascriva se io imprendo a difender, lamedicina appo tali che lamano, e singolarmente proteg-gonla. Il dolor mio e di tutti quelli che punti sono dallatroppo insolente jattanza dedetrattori, vuol essere ver-sato nel vostro seno, e trovare alleviamento nella vostragiustizia. Per altra parte, scorgendo voi quali e quantisieno i vantaggi che larte nostra apporta agoverni, con-tinuerete, come faceste finora, a favorire i nostri studii, equesta ornatissima Gioventù che arruolasi sotto le ban-diere dIppocrate; e noi ai quali è commesso educarla ecollammaestramento e collesempio, gli sforzi nostri ac-cresceremo, onde promuovere, per quanto le forze nostreil consentono, lonore e la felicità di questinclito Ateneoe di tutto lImperio.

11 filosofo di Ginevra, in quella sua scrittura ad Emilio,pretende che luomo e il cittadino sieno esseri tra loroaffatto cozzanti. E questo qual conseguenza derivava daquellaltro suo detto, non esser luomo fatto per viverein società, ma per vagolare solitario per le boscaglie. 11che quanto sia assurdo, si può appena immaginare. Pe-rocché luomo, fuori della società, non potrebbe metterin opera le facoltà che ricevette dalla Natura ; non prov-vedere abisogni suoi; non conseguire quella felicità cuicon tanta ardenza agogna.

Ma acciocché luomo goda debeneficii della società,dee assoggettarsi a certi carichi. I beneficii son mutui;mutui dunque esser pur debbono i pesi. Sebbene, seesattamente parliamo, peso non è quanto facciamo, on-de ne risulti quel bene di cui noi medesimi saremo par-tecipi, e senza di cui niun bene aver possiamo. Perocché,avendo Natura creato luomo per la società, con tal mi-