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scosto nel seno della terra, salubri farmachi per lei cisomministra. Gli animali che presso di noi e volano perl’aere, e guizzan pe’fiumi, e serpeggiano al suolo e sov-vertono col vomere le glebe, tutti, tutti conferisconoqualche cosa a debellare le malattie. Nè tanto pur basta.Le terre che infocato il sole dardeggia e quelle cui per-petue nevi ricoprono, sono percorse; gli animali, i vege-tali, i fossili pagan ciascuno il loro tributo. Navi qua elà vanno fendendo l’oceano; in molte di queste i merca-tanti ammucchiano merci preziose che saranno di ecci-tamento al lusso; ma su altre i medici trasportano rime-dii cui offrono remote contrade. Quanto coraggio poi lamedicina ispira a’suoi cultori, quando qualche pestilenzainvade le nazioni! Non fame, non sete, non necessità disonno, non brama di vivere possono affievolire il gene-roso desiderio di giovare. Ma le cagioni morbose sono in-finite; non poche non abbastanza conosciute; i sintomigittano sovente il medico in grande imbarazzo; la virtùde’medicamenti addimanda spesso di venire con ulterioriosservazioni convalidata; lavori sempre nuovi rimangonoad intraprendersi: ebbene? l’ardore de’medici non vienmanco: essi sulle erudite carte impallidiscono; le cogni-zioni della sperienza de’ secoli raccolte con prudentescelta in proprio uso convertono; fanno tentativi, ezian-dio con repentaglio della vita; si comunican a vicenda leloro scoperte; dettano dissertazioni, e giornali; assem-bransi le accademie; la verità viene dal consenso de’dottisancita. In tal guisa i medici le arti, le lettere, le scien-ze, anche il commercio a serbare la sanità de’popoli ri-volgono. Intanto gli onesti voti non tornano indarno.L’antichità era da malattie travagliata, che noi per buonaventura ignoriamo; non più lebbra; elefantiasi non più.llannovi altri morbi che sembrano resistere ad ogni ri-