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Polizia medica / di Lorenzo Martini
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ci studiamo a tutto potere di meritare l'approvazione dinostra coscienza. Agognare ad onesta rinomanza noi vietagiustizia ; ma amar la virtù per la virtù, obbliare la pro-pria gloria per procurare la comune felicità, cercare vo-lonterosi la morte per conservar laltrui vita, consecrarpensieri, affetti, dilettamenti, non solo aconsanguinei,non solo aconcittadini, ma a tutta quanta lumana ge-nerazione, questo, questo è 1 arringo che domandia-mo; è questo il guiderdone del cui desiderio accesi noisiamo.

Da quanto abbiamo sin qui discorso, egli è più chiaroche il sole, che la medicina non solo siegue la virtù, manon può non seguirla.

Ma perchè alcuno con Plinio e col filosofo di Ginevranon istia sino a nausea rintronando allorecchio esser ot-tima la medicina e pessimi i medici, percorrete meco, senon vè grave, o uditori, la serie desecoli, e vedrete elioe sempre ed ovunque i medici si porsero benemeriti del-le nazioni.

La più remota antichità venne per la favola di fin-zioni adombrata ; deesi non pertanto credere che permezzo dimmagini siasi espressa la verità. A noi dunquesia conceduto alcune poche cose da queprischi tempi ri-trarre. I poeti fanno menzione dun centauro Chirone.Quanto di lui si narra, ci dimostra esser desso stato nelcurare i morbi eccellente. Ma dalla fisica cognizione del-luomo ebbe aperto a più eccelsa mèta il cammino. Perprudenza, per giustizia e per altre virtù così commende-vole si rendette, che tutti a lui, come ad oracolo, con-venivano. Omero il chiama il giustissimo dei centauri, eci fa sapere che il generoso leleo volle nella sua saviez-za la educazione del diletto suo Achille a lui solo acco-mandata.