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ci studiamo a tutto potere di meritare l'approvazione dinostra coscienza. Agognare ad onesta rinomanza noi vietagiustizia ; ma amar la virtù per la virtù, obbliare la pro-pria gloria per procurare la comune felicità, cercare vo-lonterosi la morte per conservar l’altrui vita, consecrarpensieri, affetti, dilettamenti, non solo a’consanguinei,non solo a’concittadini, ma a tutta quanta l’umana ge-nerazione, questo, questo è 1’ arringo che domandia-mo; è questo il guiderdone del cui desiderio accesi noisiamo.
Da quanto abbiamo sin qui discorso, egli è più chiaroche il sole, che la medicina non solo siegue la virtù, manon può non seguirla.
Ma perchè alcuno con Plinio e col filosofo di Ginevranon istia sino a nausea rintronando all’orecchio esser ot-tima la medicina e pessimi i medici, percorrete meco, senon v’è grave, o uditori, la serie de’secoli, e vedrete elioe sempre ed ovunque i medici si porsero benemeriti del-le nazioni.
La più remota antichità venne per la favola di fin-zioni adombrata ; deesi non pertanto credere che permezzo d’immagini siasi espressa la verità. A noi dunquesia conceduto alcune poche cose da que’prischi tempi ri-trarre. I poeti fanno menzione d’un centauro Chirone.Quanto di lui si narra, ci dimostra esser desso stato nelcurare i morbi eccellente. Ma dalla fisica cognizione del-l’uomo ebbe aperto a più eccelsa mèta il cammino. Perprudenza, per giustizia e per altre virtù così commende-vole si rendette, che tutti a lui, come ad oracolo, con-venivano. Omero il chiama il giustissimo dei centauri, eci fa sapere che il generoso l’eleo volle nella sua saviez-za la educazione del diletto suo Achille a lui solo acco-mandata.